In scena al teatro Euclide di Roma dall’8 al 12 maggio, a opera della compagnia teatrale Thiaso (diretta da Tommaso De Portu), la trasposizione scenica del capolavoro mondiale di George Orwell 1984, romanzo distopico che – nonostante i suoi 70 anni – rimane a livello tematico fortemente attuale trattando temi quali il potere e le sue deviazioni, le nuove tecnologie, i mezzi di comunicazione, le invenzioni del genio umano utilizzate non per vivere meglio ma per occultare, manovrare, uccidere.
George Orwell descrisse nel suo romanzo 1984 una società nella quale un regime totalitario controlla i mezzi di comunicazione per trasmettere una realtà immaginata; di fatto si tratta di un mondo interamente basato su una soffocante e incontrovertibile propaganda che non concede alcuna forma di pensiero e ribellione. Pubblicato nel 1949, il testo ci catapulta in uno scenario post atomico nel quale tre regimi totalitari sono in lotta per il controllo del pianeta. In uno di essi, un leader invisibile – il Grande Fratello – controlla le azioni di ciascuno. Il protagonista è Winston, un dipendente del ministero della Verità che non aderisce alle menzogne del partito unico e inizia a scrivere un diario su cui riversa i suoi pensieri e le sue riflessioni sul partito, la società e se stesso e le sue frustrazioni generate da un irresistibile moto di ribellione. Finito nel mirino della polizia del pensiero, entra in una forma di resistenza al fianco di Julia, una ribelle con la quale ha una relazione, legame proibito dal regime.
1984 ha conosciuto molteplici trasposizioni teatrali, interpretate rispettando in maniera più o meno ortodossa il testo, oltre che versioni televisive e cinematografiche, tra cui il celeberrimo film diretto da Michael Radford, con protagonista Richard Burton, forse la sua trasposizione più fedele. Il romanzo, a livello metaforico, si presta ancora alla rappresentazione della società contemporanea, dato che affronta tematiche da sempre connaturate alla natura umana e – dunque – sempre attuali.
La compagnia teatrale Thiaso porta in scena l’adattamento di Duncan Macmillan e Robert Icke, pluripremiato e acclamato con successo a Broadway, il quale si presenta come una versione quanto più possibilmente fedele al romanzo, mantenendone l’aspetto formale e la complessità, ma al contempo la sua geniale messa in scena riesce a plasmare questo classico con un tal potere da apparire terrificante nella sua eterna attualità, aprendo una riflessione pungente e dolorosa sull’immortalità di alcune fondamentali questioni.
Maria Virelli
Nata nel beneventano, ha studiato Letteratura, musica e spettacolo alla Sapienza di Roma. Appassionata fin dalla tenera età di Edgar Allan Poe, cinema e musica, considera l'arte la massima espressione della bellezza e dell'intelligenza umana. Ha trovato la sua dimensione ideale nella sperimentazione della scrittura. Scrive da freelance su testate regionali e culturali.