Architettura, Design e ModaArtePrimo PianoNotre Dame, la fenice di Parigi

Lorenzo Del Monte24 Aprile 2019
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Le immagini dell’incendio che ha parzialmente distrutto la cattedrale di Notre Dame hanno fatto il giro del mondo, monopolizzando telegiornali e dibattiti. Servirà un nuovo, corposo, restauro per restituirle lo splendore di un tempo. Certamente gli architetti incaricati dei lavori sapranno ripristinare il suo fascino e, come una fenice, Notre Dame rinascerà dalle sue ceneri. Ma quali altri interventi ha subito la cattedrale nel corso dei secoli?

A partire dalla posa della prima pietra nel 1163, il primo cambiamento si ebbe nel 1218, durante la prima fase dei cantieri (1163-1250), quando vennero ripresi i lavori nelle navate per il loro completamento con uno schema differente dall’attuale, che Eugene Viollet-le-Duc descrisse nel lemma Cathédrale, all’interno del Dictionnaire raisonné de l’architecture française du XIe au XVIe siècle. Nel primo progetto il matroneo era illuminato da finestre poste in modo tale da essere più in alto rispetto alla chiave di volta, e di conseguenza la volta a crociera era asimmetrica; inoltre il cleristorio del transetto e della navata centrale presentava un doppio ordine di finestre sia nel piedicroce che nel capocroce (con rosoni circolari in basso – che davano su un locale posto sopra il matroneo – e monofore in alto, che davano sull’esterno). Dal momento che l’interno della navata era buio, al posto delle doppie finestre del cleristorio vennero aperte alte bifore; inoltre fu ridotta l’altezza delle finestre del matroneo, così da avere volte a crociera con le vele simmetriche.

Un secondo importante intervento avvenne nel 1250, quando il nuovo Vescovo di Parigi – Renaud Mignon de Corbeil – fece apportare modifiche di stile gotico alla struttura delle due facciate del transetto con i portali romanici, su progetto di Jean de Challes, sostituito alla sua morte da Pierre de Montereu; poi vennero realizzati il portale del chiostro e il portale di Santo Stefano.

Alla fine del Seicento, il re di Francia – Luigi XIV – si impegnò a far costruire un nuovo altare, il cui progetto venne affidato a Robert de Cotte, prevedendo la demolizione dello “jubé” in pietra di Raymond du Temple, sostituito da una cancellata in ferro battuto con decorazioni in oro; l’antico altare maggiore fu demolito, sostituito da uno nuovo in stile barocco, opera di Nicolas Coustou con statue di Guillaume Coustou e Antoine Coysevox e le colonne intorno a esse furono dotate di un rivestimento marmoreo.

A metà del Settecento, l’architetto Jacques-Germain Soufflot alterò il portale centrale, eliminando la colonna centrale e parte dell’apparato decorativo della lunetta, per consentire un miglior passaggio delle processioni. Durante la Rivoluzione francese, la Notre Dame subì gravi perdite: tutti gli oggetti in metallo vennero fusi dalla Zecca, le statue della Galleria dei Re e quelle dei portali – assieme alla guglia – furono distrutte; la cattedrale divenne tempio della Ragione. Per nascondere il pessimo stato di degrado sulla facciata, il giorno dell’incoronazione di Napoleone a “Imperatore dei Francesi”, nel 1804, venne allestito un protiro a pianta quadrata in stile neogotico in corrispondenza del portale maggiore, affiancato da due portici con archi ogivali.

Dal 1831 si ebbe una forte campagna di sensibilizzazione per la realizzazione di importanti interventi di restauro, incentivata anche dalla pubblicazione del romanzo Notre Dame de Paris di Victor Hugo. Grazie all’approvazione del ministro degli Affari religiosi, vennero scelti gli architetti Jean-Baptiste-Antoine Lassus e Eugène Viollet-le-Duc, che si erano distinti durante il restauro della Sainte-Chapelle. Il restauro ebbe lo scopo di ricondurre la cattedrale alle originarie caratteristiche medioevali, creando un’unità di stili e integrando elementi architettonici e artistici di epoche successive a quella medievale. Furono eliminati l’intonaco delle pareti e il rivestimento marmoreo degli archi nell’area dell’abside; le finestre dei matronei e delle cappelle laterali vennero sostituite da vetrate policrome, vennero realizzati gli affreschi delle cappelle laterali e la riedificazione della cantoria dell’organo maggiore, costruito tra il 1862 e il 1867 da Aristide Cavaillé-Coll. Esternamente i contrafforti e gli archi rampanti vennero restaurati e rinforzati e quelli che non li avevano più, completati con pinnacoli. Venne inoltre ricostruita la guglia, su progetto di Viollet-le-Duc. Sulla facciata furono ripristinati i bassorilievi dei portali e ricostruite le varie statue, tra le quali quelle della galleria dei Re, affidata a un gruppo di scultori guidati da Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume; questi realizzarono anche il resto dell’apparato decorativo statuario esterno. Le bifore alla base delle due torri vennero aperte nuovamente e venne realizzata una bassa copertura a spioventi per i due campanili.

Ora l’incendio ha violentato uno dei simboli della cristianità nel mondo: saranno la maestria e la volontà degli architetti e degli artisti di oggi a restituire all’umanità una vera e propria meraviglia.

Lorenzo Del Monte

Vive a Carrara. Si è laureato all'Università di Pisa in Scienze dei Beni Culturali e ha conseguito il titolo magistrale all’Università di Roma Tor Vergata in Storia dell'Arte.