LetteraturaPrimo PianoTra Erodoto e Tucidide: l’importanza del passato nell’indagine storica

Adele Porzia5 Maggio 2022
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Prima, quando ancora non c’era una netta demarcazione tra i generi (triste abitudine contemporanea), non vi era differenza tra la poesia e la storia. O meglio una differenza di certo c’era, perché se la prima abbelliva la verità, allo scopo di comunicarla nella sua forma migliore, la seconda si limitava a rintracciare e a trasmettere il vero, senza concentrarsi sulla forma, senza imbellettare o addolcire la talvolta amara pillola della realtà. Eppure, prima che nascesse questa importante differenza, i primi storici greci (anteriori a Erodoto e al nostro beneamato Tucidide) si affannavano a comunicare il passato, perché dal passato si traessero importanti insegnamenti per il presente. E questo passato era mito, racconto fantastico, proprio come avveniva in poesia. Si narrava della presa di Troia, delle azioni degli dei, dei miti sulla creazione del mondo, fatti che oggi non reputeremmo “storici” in senso stretto, ma che un tempo si ritenevano reali quanto le guerre del Peloponneso.

La storia quale indagine necessiterà di un po’ più di tempo e di qualche esplorazione, finché non si giungerà a Erodoto e alle sue Storie. In nove libri, ognuno dedicato a ciascuna delle nove muse, questo straordinario personaggio di Mileto intreccerà storia e geografia. Parlerà dei luoghi e delle persone, di fatti storici (che potremmo definire “reali”) e fatti mitici, raccontando tutto quello che sente e vede, tutto quello che legge sulle fonti storiche, su documenti e iscrizioni. E, così, Erodoto svolge – seppure in una forma ancora amatoriale e improvvisata – una prima indagine storica, supportata dal fatto che tutto ciò che trasmette agli uditori sia stato visto e sentito proprio da lui stesso. E anche quelle informazioni su cui è incerto, che gli sembrano poco probabili, comunque le trasmette al suo pubblico, senza tralasciare nulla.

Le differenze tra Erodoto e Tucidide sono molte. Sicuramente, però, gli scopi sono comuni. Entrambi intendono raccontare il presente ed entrambi partono dal passato. L’excursus erodoteo occupa la maggior parte della sua opera, che si interesserà dei grandi eventi recenti e delle tremende Guerre Persiane solo nell’ultima fase. Tucidide, invece, lascia poco spazio al passato, perché vuole dare maggiore risalto alle guerre presenti. Il passato, talvolta, farà capolino, per spiegare qualche fondamentale questione che altrimenti non sarebbe compresa e perché il lettore (non più uditore come in Erodoto) possa avere un quadro il più ampio possibile. Ma non occupa lo sterminato spazio (anche e soprattutto in termini di pagine) del suo predecessore.

Tucidide racconta quello che lui stesso definisce «il più grande sconvolgimento» mai avvenuto nella storia greca, e che in fondo si può considerare il più grande evento nella storia ateniese: la fine dell’epoca ateniese, per mano della sua nemica storica. Erodoto, invece, parla di come i Greci – il popolo greco tutto – avessero sbaragliato la più grande minaccia esistente, unendosi in un unico grande esercito. Di come questo popolo, da sempre diviso e in lotta, avesse messo da parte i motivi di attrito e si fosse unito per fronteggiare l’atroce minaccia di una conquista, che avrebbe messo fine alla libertà di cui godeva. È un conflitto che coinvolge est e ovest, barbarie e civiltà, due culture diametralmente opposte e due stili di combattimento totalmente diversi. E le armi leggere dell’esercito di Serse poco avrebbero potuto contro l’armatura pesante dell’esercito greco e contro la potenza navale.

Erodoto vuole tornare al principio della lotta, rintracciarne le cause, far capire ai posteri dove si era verificata la crepa. E per farlo recupera tutto l’immaginabile, viaggia e si informa personalmente. Alterna, come in una vera opera geografica, le descrizioni dei luoghi alle informazioni prettamente storiche, facendo della verità un incredibile racconto. In altre parole, resta nel mezzo: compie un passo fondamentale verso la creazione di un genere (non a caso è considerato il padre della storia), ma rimane ancora lontano da quello che poi sarà.

Tucidide, invece, si spinge più avanti: è molto più preciso nel suo intento di raccontare la storia contemporanea e farne una trattazione monografica, senza fronzoli o superflue digressioni. Seleziona le informazioni, trova le prove e cerca di non interferire più di tanto. Trasmette quella che lui sa essere la verità, da addetto ai lavori, da testimone oculare e auricolare, da cercatore di informazioni e da attento lettore degli avvenimenti del suo tempo. Eppure, come si è accennato, Tucidide dopo aver annunciato che parlerà del presente, dei fatti a lui contemporanei, si lascia comunque andare a varie digressioni, certamente non vaste come quelle erodotee, ma comunque estese quanto 18 nostri paragrafi.

Lo sforzo di Tucidide, di Erodoto e di tutti i cantori di materia storica che li hanno preceduti, ha una precisa ragion d’essere: cercare di capire il presente, partendo dal passato. Tucidide, in particolare, desidera comprendere le cause e le motivazioni profonde che hanno condotto alla guerra. Non vuole che il presente venga considerato slegato e orfano, ma lo intende quale conseguenza di problemi che costituiscono la storia in senso lato. Indagando il passato, quindi, indaga il presente, offrendo al lettore il risultato di una meditazione attraverso le ere trascorse, per provare quanto sia grande al confronto l’evento presente e quanto ancora ci attende nel futuro. Il passato, quindi, è inteso quale strumento di misurazione del presente e del futuro.

Adele Porzia

Nata in provincia di Bari, in quel del ’94, si è laureata in Filologia Classica e ha proseguito i suoi studi in Scienze dello Spettacolo. Giornalista pubblicista, ha una smodata passione per tutto quello che riguarda letteratura, teatro e cinema, tanto che non cessa mai di studiarli e approfondirli.